I COLOMBACCI HANNO CAMBIATO ROTTA O SONO IN FORTE INCREMENTO?

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Un fenomeno migratorio sempre più evidente, documentato dai dati MCpL, che pone una domanda: siamo di fronte a un aumento della popolazione europea di colombacci oppure a una progressiva modificazione delle rotte migratorie verso il Mediterraneo?

Fino a poco più di trent’anni fa, erano relativamente pochi i colombacci che sceglievano l’Italia come territorio di svernamento. Allora, soltanto in Toscana si potevano osservare contingenti numerosi nelle foreste demaniali e nelle Riserve di caccia. Nel resto del Paese, così come in Corsica e Sardegna, le presenze invernali erano decisamente più contenute.

Con il passare degli anni, tuttavia, il quadro migratorio ha cominciato a cambiare. La migrazione proveniente dal Paleartico ha mostrato una progressiva maggiore presenza lungo l’asse mediterraneo, con contingenti sempre più numerosi diretti verso l’Italia centro-settentrionale e le isole.

Per comprendere questo fenomeno occorre guardare anche a quanto è accaduto nei territori di nidificazione dell’Europa orientale.

 

Il ritorno del colombaccio nei boschi dell’Est Europa

Nel periodo del dopoguerra, in diversi Paesi dell’Europa orientale, tra cui Ungheria e Romania, vaste superfici boschive furono sottoposte a intensivi tagli per l’approvvigionamento del legname. La disponibilità di habitat forestali idonei alla nidificazione del colombaccio si ridusse sensibilmente.

A partire dagli anni Novanta, con la progressiva ripresa e l’espansione delle superfici boschive, il colombaccio è tornato a nidificare abbondantemente anche in questi territori, compresi i Carpazi ungheresi e le foreste della Transilvania.

Un riferimento importante per comprendere la distribuzione delle popolazioni e le loro direttrici migratorie è rappresentato dagli studi di A. Bea (2004-2009 e 2014-2018).

<<dall’analisi di 763 recuperi di colombacci inanellati durante la stagione riproduttiva, effettuati nel periodo 1908-2016, emerge un quadro interessante i colombacci originari dell’Europa settentrionale e orientale migrano prevalentemente lungo la rotta dell’Atlantico orientale, mentre quelli che nidificano in Ungheria utilizzano la rotta mediterranea. È probabile che i colombacci della Russia sud-orientale, dell’Ucraina orientale e delle aree più orientali utilizzino invece la rotta del Mar Nero. È stato inoltre confermato che i colombacci nidificanti in Belgio sono prevalentemente stanziali o migratori a breve distanza>>.

Questi risultati offrono un importante riferimento scientifico per interpretare l’attuale evoluzione del fenomeno migratorio.

 

Una nuova presenza migratoria nel Mediterraneo?

A distanza di circa dieci anni da quegli studi, il quadro osservato in Italia sembra presentare caratteristiche differenti rispetto al passato.

Il colombaccio è tornato a migrare in quantità considerevoli nell’Italia centro-settentrionale, dove negli anni precedenti i flussi migratori risultavano decisamente inferiori a quelli attuali.

Negli ultimi quattro anni, l’incremento delle presenze migratorie è diventato particolarmente evidente. Un dato significativo arriva dal progetto MCpL (Monitoring Columba palumbus Live): nel periodo 1-31 ottobre 2026, il monitoraggio ha registrato complessivamente 5.009.142 colombacci, si tratta di una somma delle stime e delle registrazioni MCpL.

Un numero che merita attenzione e che apre due possibili scenari, non necessariamente alternativi: da una parte, un effettivo incremento della popolazione nidificante europea; dall’altra, una redistribuzione dei contingenti migratori, con una parte degli uccelli che potrebbe aver modificato le proprie direttrici di spostamento, privilegiando oggi il Mediterraneo rispetto all’Atlantico orientale.

Un’ipotesi interessante, già emersa nel primo prospetto di analisi dei 550 campioni della ricerca condotta con Keith Hobson, i cui risultati sono ancora oggetto di approfondimento.

La scomparsa prematura dello scienziato canadese ha purtroppo rappresentato un ostacolo al completamento e alla pubblicazione del lavoro.

La ricerca:
https://journal.ilcolombaccio.it/tag/research-jackson-and-hobson/

 

MCpL 2025-2026: i numeri confermano il cambiamento

Un ulteriore elemento di valutazione arriva dal confronto dei dati numerici raccolti da MCpL nelle stagioni migratorie 2025 e 2026.

Il monitoraggio, che si conclude il 15 novembre, ha già evidenziato un incremento del 62% rispetto al 2025. Un risultato ancora più significativo se consideriamo che mancano dati relativi alla prima importante ondata migratoria del 4, 5 e 6 ottobre, non completamente pervenuti alla raccolta.

Si tratta quindi di un confronto che potrebbe essere ulteriormente aggiornato con l’acquisizione e l’elaborazione dei dati mancanti.

I numeri, le osservazioni sul territorio e i filmati raccolti dai collaboratori documentano una presenza migratoria particolarmente consistente in Italia, Corsica e Sardegna.

Approfondimento:
https://www.palombe.it/articoli/2026/10/migrazione-autunnale-2026-il-colombaccio-parte-forte-mcpl-supera-i-22-milioni-di-avvistamenti/

 

La domanda alla quale dobbiamo rispondere

A questo punto, la questione merita un approfondimento scientifico che vada oltre la semplice constatazione dell’aumento degli avvistamenti.

I colombacci sono realmente aumentati in Europa oppure l’incremento delle presenze migratorie in Italia, Corsica e Sardegna è soprattutto il risultato di un cambiamento delle rotte?

È possibile che il cambiamento climatico, insieme alla trasformazione degli habitat e delle condizioni ambientali, abbia contribuito a modificare le strategie migratorie di una parte consistente dei contingenti provenienti dal Paleartico?

In altre parole, colombacci che in passato seguivano prevalentemente la direttrice dell’Atlantico orientale potrebbero oggi scegliere, almeno in parte, una rotta mediterranea, raggiungendo territori italiani che fino a pochi decenni fa registravano presenze migratorie decisamente inferiori?

Sono interrogativi ai quali non possiamo dare risposte definitive sulla sola base degli avvistamenti, ma che meritano di essere affrontati attraverso il confronto dei dati di inanellamento, delle analisi isotopiche, delle popolazioni nidificanti e dei monitoraggi migratori.

 

MCpL, con la partecipazione dei suoi collaboratori e la raccolta continuativa di osservazioni sul territorio, mette a disposizione un patrimonio di dati che potrebbe contribuire concretamente a fare chiarezza su questo fenomeno.

Non si tratta soltanto di sapere quanti colombacci attraversano oggi il nostro cielo, ma soprattutto di capire da dove arrivano, dove nidificano e quale direzione hanno scelto per raggiungere i loro territori di svernamento.

Una domanda che riguarda il futuro della conoscenza del colombaccio e delle sue migrazioni in Europa.

 

palombe.it – Vasco Feligetti