DAI COLOMBACCI ALLE PAVONCELLE: LA CACCIA SVENDUTA, I CACCIATORI TRADITI

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Di Vasco Feligetti – Dal controllo dei colombacci in Emilia-Romagna alle pavoncelle in Toscana, la realtà è ormai sotto gli occhi di tutti: la caccia è stata trasformata in uno strumento amministrativo, svuotato di identità, piegato a interessi che con la gestione faunistica non hanno nulla a che vedere.

Ma il punto politico vero è un altro, ed è ancora più grave: questa operazione non sarebbe mai riuscita senza la resa totale delle associazioni venatorie, che hanno abdicato a qualsiasi ruolo sindacale. Un sindacato difende, contratta, si oppone.  Le associazioni venatorie, invece, accompagnano, giustificano, normalizzano. Di fronte ai piani di controllo hanno accettato tutto:

  • l’idea che la fauna sia un’emergenza permanente;
  • il principio che il cacciatore serva solo quando c’è da abbattere;
  • la narrazione tossica che separa “caccia” e “gestione”, come se fossero mondi diversi.

Hanno rinunciato a porre una linea rossa: senza diritti non si collabora.
E così i cacciatori sono diventati manodopera gratuita, mentre attorno ai piani proliferano consulenze, progetti, incarichi, fondi e carriere. Nel frattempo avanza un disegno ancora più pericoloso: la privatizzazione strisciante della caccia. Accordi sottobanco, convergenze d’interesse, aperture sempre più esplicite verso un modello in cui:

  • il territorio diventa merce;
  • l’accesso si paga;
  • il diritto si trasforma in concessione.

E qui entra in gioco Coldiretti, o meglio una certa Coldiretti, quella che guarda alla fauna solo come problema o opportunità economica, mai come equilibrio complesso. Una visione che, se incrociata con l’inerzia delle associazioni venatorie, porta dritta a un futuro fatto di aste, recinti normativi e cacciatori-clienti.

Il tutto con ISPRA a dettare linee ideologiche, le Regioni a eseguire senza coraggio e le associazioni a fare da cinghia di trasmissione, non da argine. Questa non è mediazione. È complicità passiva.

E allora diciamolo chiaramente: se oggi accettiamo di essere servi nei piani di controllo, domani pagheremo per entrare nei campi, dopodomani ci diranno quando, dove e se potremo ancora cacciare.

La caccia non verrà abolita con una legge. Verrà svuotata, regolata fino all’asfissia, resa economicamente e socialmente inaccessibile. E quando sarà troppo tardi, qualcuno farà un comunicato indignato.

I cacciatori devono scegliere adesso: continuare a delegare a chi non li rappresenta, oppure pretendere associazioni che tornino a fare sindacato, o che abbiano almeno l’onestà di farsi da parte.

Perché una cosa è ormai evidente: la caccia non è sotto attacco solo dall’esterno, ma soprattutto dall’interno.

E chi tace oggi, domani non potrà dire di non aver capito