Di Vasco Feligetti.
I danni alle colture esistono da quando esiste l’agricoltura. Ricordarli “alla bisogna” è un esercizio politicamente conveniente, ma spesso la loro quantificazione diventa strumento di propaganda. Il presidente di Cia Toscana Centro, Orlandini, parla di un 40% di perdite a causa di colombacci e tortore dal collare , numeri che, così presentati, risultano abbastanza gonfiati.
E i danni, si sa, crescono sempre quando serve, oggi non riguardano solo la granella, ma – secondo Orlandini – anche il granoturco che, ricordo, matura e si raccoglie a ottobre a caccia aperta e persino la viticoltura. In sessant’anni di caccia non ho mai visto un colombaccio, una tortora o un piccione nutrirsi d’uva per dissetarsi, l’uva non fa parte delle loro risorse trofiche.
Era scritto che la Toscana avrebbe reclamato il colombaccio in preapertura dopo il mancato inserimento, nel calendario venatorio e nelle deroghe, di tortora dal collare, storno e piccione. Ma una cosa è chiedere un provvedimento con dati reali e verificati, un’altra è speculare amplificando i numeri per servire le richieste delle lobby.
Dal 1992, con gli ATC, i cacciatori sono stati chiusi nei recinti; oggi, con il nuovo Ddl, si promette di “liberarli” ma solo per esercitare il controllo, non ci lasciano liberi di scegliere dove andare a caccia, il recinto ATC apre la porta solo dietro lauta ricompensa. Per questo invito i cacciatori a non farsi coinvolgere da chi lucra sulla pelle degli animali. Se c’è da fare controllo, lo facciano le guardie autorizzate. Noi non possiamo essere utili solo quando fa comodo a qualcun altro.
