di Vasco Feligetti – Sardegna – San Teodoro 5 luglio 2026.
Ci sono immagini che non hanno bisogno di molte spiegazioni, un nido sotto una grondaia, una rondine che arriva, un’altra che riparte.
E poi ancora, avanti e indietro, attraversando il cielo sopra le case.
Nel centro di San Teodoro, in Sardegna, ho avuto la possibilità di osservare e documentare proprio questo: rondini ancora attive nei loro nidi, nel cuore del paese.
Le fotografie e il filmato che accompagnano questo articolo sono stati realizzati il 5 luglio 2026. non sono un censimento scientifico e non pretendono di stabilire quante siano oggi le rondini presenti a San Teodoro. Sono qualcosa di diverso e, a modo loro, altrettanto importante:
Una testimonianza di ciò che ancora esiste. Una presenza che appartiene al paese.
La rondine comune (Hirundo rustica) è una delle specie più familiari del nostro paesaggio. Per generazioni è stata associata alle campagne, alle case rurali, alle stalle, alle corti e agli edifici nei quali poteva costruire il proprio nido. San Teodoro conserva ancora una parte di questo rapporto tra ambiente costruito e natura. Il centro del paese si è sviluppato attorno alla propria chiesa e ha mantenuto elementi legati alla tradizione rurale della Gallura. Ed è proprio tra gli edifici del centro che ho trovato i nidi che vedete nelle fotografie.
Non nascosti in qualche angolo remoto della campagna. Nel paese. Sopra le nostre teste. In mezzo alla vita quotidiana.
I nidi ci sono. E sono utilizzati. https://youtube.com/shorts/xKi3rt3UG6w?is=SmcmvGmrOeDZ7Hv1
Una delle cose più interessanti documentate durante l’osservazione non è soltanto la presenza dei nidi. È il loro utilizzo.
Nel filmato si vede chiaramente il transito delle rondini dentro e fuori dai nidi, con gli adulti che arrivano in volo, entrano nella struttura e successivamente riprendono il volo.
Questo particolare è importante. Un nido abbandonato racconta una storia passata. Un nido frequentato racconta invece una storia presente.
Nel giugno/luglio 2026, a San Teodoro, quella storia era ancora in corso. Le rondini stavano utilizzando gli edifici del paese come luogo di nidificazione.
Una fotografia non è un censimento
È importante essere precisi. Queste immagini non dimostrano che San Teodoro abbia una popolazione di rondini superiore a quella di altri comuni.
Non permettono neppure di stabilire se la popolazione locale sia aumentata o diminuita negli ultimi decenni. Per poterlo affermare servirebbero censimenti ripetuti nel tempo, condotti con metodologie standardizzate. Le fotografie documentano invece una presenza locale e un’attività di nidificazione osservata in un determinato periodo.
Ed è proprio questa distinzione che rende la documentazione ancora più interessante. Non abbiamo bisogno di attribuirle un significato che non possiede. È sufficiente guardarla per quello che è, un piccolo frammento di biodiversità ancora presente nel centro abitato.
Un plauso ai proprietari degli stabili
C’è però un elemento che merita di essere sottolineato più di ogni altro, i nidi che ho fotografato sono conservati in maniera impeccabile.
Questo significa che qualcuno ha scelto di non eliminarli, qualcuno ha accettato che, sotto una grondaia o su una parete del proprio edificio, una coppia di rondini potesse continuare a vivere e riprodursi.
È un gesto che merita un sincero plauso.
Perché conservare un nido può sembrare una cosa piccola, ma la biodiversità è fatta anche di cose piccole. Un nido conservato significa lasciare disponibile un luogo che una specie selvatica può utilizzare. Significa accettare una piccola presenza della natura all’interno dello spazio che abbiamo costruito per noi. Significa, in qualche modo, condividere la casa.
Ai proprietari degli stabili che conservano e proteggono questi nidi va quindi il mio personale ringraziamento.



Non hanno semplicemente lasciato al loro posto una struttura di fango. Hanno lasciato al suo posto una parte del paesaggio naturale del paese.
La casa e il cielo
C’è qualcosa di particolare nel rapporto tra le rondini e gli edifici. La rondine costruisce il nido sulla nostra architettura, ma trascorre gran parte della propria vita nel cielo. Il nido è soltanto una parte della sua ecologia. Per alimentarsi deve trovare insetti nell’ambiente circostante, per questo la presenza di rondini non riguarda soltanto il singolo edificio che ospita il nido, riguarda anche ciò che esiste intorno.
Il paese, i suoi margini, le campagne, i pascoli, la vegetazione, le zone umide e tutti quegli ambienti nei quali gli insetti possono trovare condizioni favorevoli.
Una rondine che entra nel nido ci racconta quindi qualcosa di più del semplice fatto che esiste un tetto adatto alla nidificazione. Ci ricorda che, almeno in quel momento, esiste ancora un territorio capace di sostenerne la presenza.
Non distruggere ciò che già funziona
Viviamo in un’epoca nella quale spesso cerchiamo soluzioni tecnologiche per ricostruire ciò che abbiamo precedentemente distrutto. Per le rondini, qualche volta, la soluzione può essere sorprendentemente semplice: non distruggere il nido che già esiste.
Se un edificio ospita un nido utilizzato, conservarlo significa mantenere una possibilità concreta di nidificazione. È una forma di tutela estremamente semplice, non richiede grandi opere, non richiede finanziamenti milionari, richiede soprattutto attenzione. E in alcuni casi, anche un po’ di tolleranza nei confronti degli inevitabili inconvenienti che la presenza di un nido può comportare.
San Teodoro ci mostra una possibilità
Non sappiamo, soltanto osservando questi nidi, quale sarà il futuro della rondine a San Teodoro.
Ma sappiamo cosa abbiamo visto nel giugno/luglio 2026.
Abbiamo visto nidi.
Abbiamo visto rondini.
Abbiamo visto adulti entrare e uscire dai nidi.
E abbiamo visto edifici nei quali quei nidi sono stati conservati.
Questo è già qualcosa.
In un momento storico nel quale molte specie comuni stanno diventando meno frequenti in numerose parti d’Europa, incontrare ancora una scena del genere merita di essere raccontato, non per idealizzare la Sardegna, non per sostenere che qui tutto sia perfetto, e nemmeno per trasformare un’osservazione locale in una conclusione scientifica. Semplicemente per ricordare che la conservazione della natura può iniziare anche da una scelta molto semplice: lasciare vivere ciò che già vive accanto a noi.
Un piccolo patrimonio che vola sopra le nostre case
Forse siamo talmente abituati alle rondini che rischiamo di non accorgerci più della loro importanza.
Passano veloci, scompaiono dietro un tetto, ricompaiono pochi secondi dopo, entrano nel nido e ripartono, eppure quella piccola sagoma scura che attraversa il cielo porta con sé un’intera storia naturale. La rondine è una specie migratrice, è legata agli insetti, è legata agli ambienti agricoli, è legata ai nostri edifici, ed è legata anche alla memoria di intere generazioni.
Per questo il filmato e le fotografie di San Teodoro non vogliono essere soltanto immagini belle da guardare. Sono un invito a guardare meglio ciò che abbiamo ancora. Perché ciò che oggi ci sembra normale potrebbe, un giorno, non esserlo più.
Un ringraziamento
Un ringraziamento particolare va ai proprietari degli edifici che hanno scelto di conservare i nidi e permettere alle rondini di continuare a utilizzarli.
È anche grazie a gesti semplici come questo che una parte della nostra fauna selvatica può continuare a vivere dentro i nostri paesi.
San Teodoro, 5 luglio 2026.
Le rondini ci sono ancora, e vale la pena proteggerle.
