CTFVN: Dov'è la scienza? Dov'è il monitoraggio obbligatorio? Dov'è la gestione adattativa? Dov'è la valutazione periodica dello stato delle popolazioni? E quale ruolo viene riconosciuto a chi, sul territorio, la fauna la conosce e la monitora ogni giorno?

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Il nuovo CTFVN può essere una buona occasione, ma non basta cambiare il Comitato per cambiare la politica venatoria. La vera svolta sarebbe trasformarlo da organismo prevalentemente rappresentativo in autentico organo tecnico-scientifico della gestione faunistica, mantenendo però nel suo interno una presenza reale e qualificata del mondo venatorio.

La politica ha un compito fondamentale: decidere gli indirizzi, stabilire le regole e assumersi la responsabilità delle decisioni.

La scienza ha un compito diverso: misurare, studiare, monitorare e fornire dati sui quali quelle decisioni devono essere costruite.

Il problema nasce quando i due piani vengono confusi.

E nel caso della fauna selvatica la distinzione è ancora più importante, perché non si può decidere lo stato di una popolazione animale per maggioranza politica, per pressione associativa o per ideologia. Una popolazione può essere in aumento, stabile o in declino, questo deve dirlo il monitoraggio, non la politica.

Per quale motivo nel CTFVN possono essere incluse soltanto le tre associazioni venatorie più importanti secondo il numero degli iscritti: (FIDC – ANLC – ENALCACCIA) quando nel 1992 il testo della 157, nell’articolo 8, era chiarissimo: “da un rappresentante per ogni associazione venatoria nazionale riconosciuta” quindi una volta riconosciuta, l’associazione acquisiva il diritto a essere rappresentata nel CTFVN.

Se il legislatore vuole limitare a tre la rappresentanza delle associazioni venatorie nel CTFVN, allora deve prima riformare l’articolo 34 della 157/92.

Non si può, a mio avviso, mantenere da una parte il principio secondo cui le associazioni che possiedono i requisiti di legge possono essere riconosciute e, dall’altra, stabilire per un altro articolo che nel principale organismo nazionale della materia soltanto tre di esse sono rappresentate.

Perché allora bisogna chiarire che cosa significa “riconosciuta”.

Anche il mondo venatorio, a mio avviso, deve avere un ruolo fondamentale, ma non perché rappresenta un interesse da contrapporre ad altri interessi. Il cacciatore deve essere valorizzato per ciò che può realmente mettere a disposizione: conoscenza del territorio, esperienza, osservazioni, raccolta dati e partecipazione concreta al monitoraggio.

Vasco Feligetti – palombe.it