In “L’ecologia dei conservatori” (con prefazione di Giorgia Meloni), Nicola Procaccini, europarlamentare e responsabile Ambiente di Fratelli d’Italia, continua il discorso avviato in Italia da Francesco Giubilei e finalizzato a costruire un’alternativa culturale e politica, appunto conservatrice, alla filosofia ambientalista.
Le tesi di fondo del libro di Procaccini, quella destruens e quella costruens, sono presto dette:
– l’ambientalismo è una forma di socialismo sotto mentite spoglie. Un’ideologia sostanzialmente antioccidentale, antiumanista, globalista, contraria alle nostre tradizioni e dannosa per l’economia e i valori;
– il vero ambientalismo, al contrario, è quello legato alla difesa del “luogo”, della casa, della patria, delle tradizioni e contrario alla visione ecologica planetaria. Soprattutto, è un ambientalismo con l’uomo al centro e con la natura che resta semplice risorsa.
È possibile, nel ventunesimo secolo, alla luce delle novità che ogni giorno ci vengono dalla scienza, sostenere una visione così scarna e risibile?
Tesi dell’ecologismo conservatore è l’idea che l’essere umano sia l’eletto, il privilegiato (“ontologicamente separato dal resto della natura”, scrive Procaccini), e come tale abbia il diritto di essere al centro e il dovere di governare il vivente.
È l’antica filosofia del controllo, che la recente narrazione a favore della proposta di legge sulla caccia ha tradotto nel concetto di “bioregolazione” (“la caccia – scrive Procaccini – è l’emblema dell’ecologia conservatrice”).
Vista l’enormità delle ricadute in termini planetari di giustizia sociale e ambientale che le differenti “visioni” di ecologia producono, risulta dirimente tener conto, nei fatti, chi porta avanti la tesi di Procaccini e Meloni e chi, invece, sostiene quanto difeso da Corrado e Schlein.
