Vasco Feligetti –
La sensazione è che il Governo voglia portare avanti la riforma della legge 157/92 fino in fondo, ma tra “volerlo” e “riuscirci integralmente” c’è una distanza politica e istituzionale enorme.
Gli emendamenti che interessavano maggiormente a Coldiretti e alle associazioni venatorie sembrano aver superato una fase decisiva nelle Commissioni Ambiente e Agricoltura del Senato. Alcuni punti strategici – gestione delle aziende agri-turistico-venatorie, mobilità venatoria, semplificazioni, revisione delle aree vincolate e altri aspetti legati alla gestione faunistica – sono effettivamente andati avanti. Ma ora arriva la parte più difficile. Ci sono almeno quattro ostacoli enormi:
L’opposizione ambientalista e animalista
Le principali associazioni stanno trasformando la riforma in un caso nazionale ed europeo. WWF Italia, ENPA, LIPU e Lega per l’Abolizione della Caccia parlano apertamente di incompatibilità con le direttive UE e di possibili profili di incostituzionalità.
Bruxelles
Questo è probabilmente il nodo più delicato. La Commissione europea avrebbe già inviato osservazioni tecniche su alcuni articoli del DDL, soprattutto riguardo l’estenzione dei periodi di caccia, le aziende agri-turistico-venatorie, i possibili conflitti con la direttiva uccelli e la tutela delle specie protette.
Se Bruxelles dovesse irrigidirsi davvero, il Governo potrebbe essere costretto a limare o rinviare parti importanti del testo per evitare procedure d’infrazione.
La tempistica politica
Una riforma così divisiva richiede tempo parlamentare, mediazione e soprattutto stabilità politica. Più ci si avvicina alle elezioni, più i governi tendono a evitare scontri ideologici che mobilitano l’opinione pubblica urbana e ambientalista.
E qui entra in gioco un punto centrale: il crollo del numero dei cacciatori dopo la 157/92, oggi pesa moltissimo sul piano elettorale numerico rispetto agli anni ’80 o ’90, ma notevole è l’impatto della protesta sul piano mediatico.
Il rischio del “compromesso finale”
È possibile che il Governo approvi la riforma, ma in una versione molto più attenuata rispetto alle aspettative iniziali del mondo venatorio.
Storicamente in Italia fa notizia la forte opposizione ideologica, mediatica e mobilitazione delle categorie, saranno determinanti gli interventi tecnici di ISPRA, UE e Presidenza della Repubblica. Infatti, anche se Francesco Lollobrigida ha dichiarato che il Governo non intende fermarsi davanti alle osservazioni europee, il passaggio alla Camera sarà molto più esposto mediaticamente e politicamente.
La vera domanda, secondo me, non è se la riforma andrà avanti – perché andrà avanti – ma quale percentuale della riforma originaria arriverà davvero in porto.
