Introduzione di Enrico Cavina –
Agli inizi del 2026 il Prof. P. Busse mi ha inviato i LINK di questa revisione/presentazione autobiografica dei suoi studi:
65 anni dell’Operazione Baltico dal punto di vista di tre quarti di secolo di studi sulla migrazione degli uccelli – UNO SGUARDO PERSONALE
Przemysław Busse – Stazione di ricerca sulla migrazione degli uccelli – Università di Danzica, Polonia Professore Emerito
Link originale:
Attonito di fronte a così tanta ricchezza di dati scientifici gli ho chiesto di poter divulgare il suo contributo e così mi ha risposto:
“Ovviamente, potete dare ampia visibilità alla presentazione, come sempre queste sintesi sono fonte di ispirazione per ulteriori sviluppi.”
Ancora una volta, con lo slancio dei suoi 88 anni, un impulso alle curiosità del Futuro.
La nostra amicizia era nata nel 2014 quando cercai di dare conoscenza alle istituzioni ornitologiche dei miei rilievi sul rapporto “barometro biologico PTO ed involi di massa” e Lui mi incoraggiò. Ho ritrovato la sua E-mail del 4 dicembre 2014. Nacque una Amicizia: io misero Citizen Scientist e Lui grande Ornitologo Scienziato.
Pshem fu mio ospite a Tilos per due primavere per testare la linea migratoria dei Passeriformi Egitto-Continente. La sua felicità di stare a far Ricerca sul campo sta tutta nel raggiante solare sorriso della nostra vecchia foto.
A seguire riuscii a coinvolgerlo nelle nostre ricerche sul Colombaccio e la Sua autorevole firma e regia fu su Lavori scientifici (Fenologia della Migrazione in Italia -Monografia sulla Migrazione in Italia, studio sui parassiti dei Colombacci in transito come da Sua presentazione al Congresso Europeo i Ornitologia in Romania).
Questa ripetuta sequenza di Collaborazione fu possibile solo con la partecipazione attiva di molti Cacciatori Italiani a partire da Vasco Feligetti, Denis Bianchi, Rinaldo Bucchi.
Oggi, dopo la travagliata vicenda del materiale immenso (data-base di Vasco Feligetti) raccolto (Club Italiano del Colombaccio) per la Ricerca delle Origini migratorie, gestita da Hobson precocemente deceduto, abbiamo coinvolto il prof. Busse nel tentativo di recupero di studio e di evidenza Editoriale dopo il Preliminary Report scritto da Hobson (e Jackson) poco tempo prima di morire. Confidiamo nella disponibilità di Pshem per raggiungere un grande prestigioso obiettivo di Ricerca.
Bene! Rimane l’impegno a realizzare la Review dell’attuale monumentale Presentazione del Prof. Busse ed attenendoci alla Sua proiezione nel Futuro ci sembra giusto demandare questo compito ad un giovane qualificato e maturo Ricercatore Tommaso Lipparelli, che ormai da anni collabora con noi negli studi su Columba palumbus.
ITALIAN
Revisione di “65 Years of Operation Baltic – A Personal Look”
Prof. Przemysław Busse – Università di Danzica
La presentazione del Professor Przemysław Busse offre una panoramica eccezionale, completa e profondamente personale di sessantacinque anni del programma Operation Baltic, collocandolo nel più ampio sviluppo storico, metodologico e teorico degli studi sulla migrazione degli uccelli in Europa. Lungi dall’essere una mera retrospettiva, la presentazione rappresenta una rivalutazione critica dei paradigmi consolidati nella ricerca sulle migrazioni e un forte appello al rinnovamento concettuale nel modo in cui i processi migratori vengono studiati, analizzati e interpretati.
Fin dall’inizio, la presentazione colloca la moderna ricerca sulle migrazioni nelle sue radici storiche. Busse contrappone chiaramente le prime conoscenze ornitologiche, basate in gran parte su esemplari museali, morfologia e inferenza tassonomica, all’impatto rivoluzionario dell’inanellamento degli uccelli. Questa contestualizzazione non è solo storicamente accurata, ma anche concettualmente importante, poiché evidenzia come il passaggio da “uccelli morti nelle collezioni” a “uccelli vivi in mano” abbia trasformato radicalmente l’ornitologia da disciplina descrittiva a scienza ecologica dinamica. L’inanellamento degli uccelli è presentato in modo convincente come una vera e propria rivoluzione epistemologica, che ha permesso lo studio della migrazione, della struttura della popolazione, della fenologia e delle storie di vita individuali in modi prima inimmaginabili.
Un elemento particolarmente forte della presentazione è la sua dimensione autobiografica. La narrazione personale di Busse, a partire dalle sue prime attività di inanellamento nei primi anni ’50, dalla sua esperienza formativa in Gran Bretagna e dal suo incontro con Władysław Rydzewski, aggiunge profondità intellettuale e autenticità. Invece di indebolire il rigore scientifico, questa prospettiva personale rafforza la continuità di idee, il tutoraggio e la memoria istituzionale che hanno plasmato gli studi sulle migrazioni europee. Il ruolo della rivista The Ring, di EURING, e lo sviluppo di sistemi di codifica standardizzati per il recupero sono descritti non solo come pietre miliari storiche, ma anche come infrastrutture fondamentali senza le quali le analisi contemporanee su larga scala non esisterebbero.
La critica degli atlanti di inanellamento tradizionali costituisce una delle parti intellettualmente più stimolanti della presentazione. Busse contesta sistematicamente la validità biologica delle unità geografiche definite arbitrariamente utilizzate negli atlanti classici, sostenendo che i confini politici o amministrativi distorcono la realtà biologica. La sua analisi dei dati di recupero, in particolare lo squilibrio tra uccelli inanellati, uccisi, ritrovati e ricatturati, dimostra come trattamenti statistici apparentemente sofisticati possano diventare biologicamente privi di significato se basati su ipotesi spaziali errate. Questa critica non è retorica, ma basata sui dati, supportata da esempi concreti (ad esempio, Erithacus rubecula, Sylvia atricapilla), e mette direttamente in discussione le convenzioni consolidate nella ricerca europea sulle migrazioni.
In questo contesto, l’Operazione Baltico emerge non semplicemente come un programma di inanellamento, ma come un’alternativa metodologica e concettuale. L’enfasi del programma sul lavoro sul campo simultaneo multistazione, sulla copertura stagionale continua e sulla rigorosa standardizzazione degli sforzi di cattura rappresenta un importante passo avanti rispetto agli studi frammentati e sito-specifici. L’enorme portata del set di dati, oltre due milioni di uccelli inanellati, è impressionante, ma ancora più importante è la diversità dei parametri raccolti: morfometria, punteggi di grasso, massa corporea, formule alari, test di orientamento e, in seguito, telemetria e geolocalizzatori. Questo approccio multidimensionale consente di studiare la migrazione come un processo dinamico, strutturato e evolutivamente fondato, piuttosto che come un insieme di movimenti sconnessi.
La discussione, nella presentazione, sui test di orientamento e di direzione è particolarmente degna di nota. Busse dimostra in modo convincente i limiti dell’ipotesi di distribuzioni direzionali unimodali e introduce innovazioni metodologiche in grado di rilevare modelli multimodali. Il confronto tra i metodi di orientamento di Emlen e Busse, e la dimostrazione della loro compatibilità, è metodologicamente prezioso e sottolinea la solidità dei risultati. L’identificazione di modelli di direzione coerenti e ripetibili nel corso degli anni e delle località, spesso in linea con i dati radar, supporta fortemente la rilevanza biologica di queste misurazioni.
Uno dei contributi concettuali più originali della presentazione è il rifiuto del classico modello dei “flussi migratori” a favore del concetto di “tappeti migratori”. Integrando i dati di direzione tra specie e regioni, Busse propone che le storie di colonizzazione post-glaciale abbiano prodotto tappeti migratori sovrapposti e geneticamente codificati, piuttosto che rotte migratorie discrete, simili a fiumi. Questo modello fornisce un potente quadro esplicativo per la complessità, la sovrapposizione e l’apparente incoerenza osservate.
Enrico Cavina, Tommaso Lipparelli – 11/01/2026
:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::
ENGLISH
65 years of Bird Migration Science: a Man, a Friend, a Great History.
Przemysław BUSSE
Introduction by Enrico Cavina
At the beginning of 2026 Prof. P. Busse sent me the LINKS of this autobiographical review/presentation of his studies:
65 Years of Operation Baltic from the Perspective of Three-Quarters of a Century of Bird Migration Studies – A PERSONAL LOOK
Przemysław Busse – Bird Migration Research Station – University of Gdansk, Poland Professor Emeritus
Original link:
Astonished by so much wealth of scientific data, I asked him to be able to divulge his contribution and he replied:
“Of course, you can give the presentation a wide visibility, as always these summaries are a source of inspiration for further development.”
Once again, with the momentum of his 88 years, a boost to the curiosity of the Future.
Our friendship was born in 2014 when I tried to make the ornithological institutions aware of my findings on the report “biological barometer PTO and mass flights” and He encouraged me. I found his e-mail dated December 4, 2014. A Friendship was born: Myself, Citizen Scientist and He, great Ornithologist Scientist.
Pshem was my guest in Tilos for two springs to test the migratory line of the Egypt-Continent Passerines. His happiness doing Field Research is all represented in the radiant sunny smile of our old photo.
Later I managed to involve him in our research on the Wood Pigeon and his authoritative signature and direction was on different Scientific Works (Phenology of Migration in Italy – Monography on Migration in Italy, study on the parasites of Wood Pigeons in transit as per his presentation at the European Congress of Ornithology in Romania).
This repeated sequence of Collaboration was only possible with the active participation of many Italian Hunters, starting with Vasco Feligetti, Denis Bianchi, Rinaldo Bucchi.
Today, after the troubled story of the immense material (Vasco Feligetti’s database) collected (Italian Wood Pigeon Club) for the Research of Migratory Origins, managed by Hobson, who died prematurely, we have involved Prof. Busse in the attempt to recover study and editorial evidence after the Preliminary Report written by Hobson (and Jackson) shortly before his death. We trust Pshem’s availability to achieve a great prestigious research goal.
Good! The commitment remains to carry out the Review of the current monumental Presentation of Prof. Busse and sticking to his projection into the Future it seems right to delegate this task to a qualified and mature young Researcher: Tommaso Lipparelli, who has been collaborating with us for years in the studies on Columba palumbus.
ENGLISH
Review of “65 Years of Operation Baltic – A Personal Look”
Prof. Przemysław Busse – University of Gdańsk
The presentation by Professor Przemysław Busse offers an exceptional, comprehensive, and deeply personal overview of sixty-five years of the Operation Baltic program, placing it within the broader historical, methodological, and theoretical development of bird migration studies in Europe. Far from being a mere retrospective, the talk represents a critical reassessment of established paradigms in migration research and a strong call for conceptual renewal in how migratory processes are studied, analysed, and interpreted.
From the outset, the presentation situates modern migration research within its historical roots. Busse clearly contrasts early ornithological knowledge, largely based on museum specimens, morphology, and taxonomic inference, with the revolutionary impact of bird ringing. This contextualization is not only historically accurate but conceptually important, as it highlights how the shift from “dead birds in collections” to “live birds in the hand” fundamentally transformed ornithology from a descriptive discipline into a dynamic ecological science. Bird ringing is convincingly framed as a true epistemological revolution, enabling the study of migration, population structure, phenology, and individual life histories in ways previously unimaginable.
A particularly strong element of the presentation is its autobiographical dimension. Busse’s personal narrative, beginning with his first ringing activities in the early 1950s, his formative experience in Great Britain, and his encounter with Władysław Rydzewski, adds intellectual depth and authenticity. Rather than weakening scientific rigor, this personal perspective reinforces the continuity of ideas, mentorship, and institutional memory that shaped European migration studies. The role of The Ring journal, EURING, and the development of standardized recovery coding systems is described not only as historical milestones but as foundational infrastructures without which contemporary large-scale analyses would not exist.
The critique of traditional ringing atlases constitutes one of the most intellectually provocative parts of the presentation. Busse systematically challenges the biological validity of arbitrarily defined geographical units used in classic atlases, arguing that political or administrative borders distort biological reality. His analysis of recovery data, especially the imbalance between ringed, killed, found, and recaptured birds, demonstrates how seemingly sophisticated statistical treatments can become biologically meaningless if based on flawed spatial assumptions. This critique is not rhetorical but data-driven, supported by concrete examples (e.g., Erithacus rubecula, Sylvia atricapilla), and it directly challenges long-standing conventions in European migration research.
Against this background, Operation Baltic emerges not simply as a ringing scheme, but as a methodological and conceptual alternative. The program’s emphasis on simultaneous multi-station fieldwork, continuous seasonal coverage, and strict standardization of capture effort represents a major advance over fragmented, site-specific studies. The sheer scale of the dataset, over two million ringed birds, is impressive, but more important is the diversity of parameters collected: morphometrics, fat scores, body mass, wing formulae, orientation tests, and later, telemetry and geolocators. This multidimensional approach allows migration to be studied as a dynamic, structured, and evolutionarily grounded process rather than a set of disconnected movements.
The presentation’s discussion of orientation and heading tests is particularly noteworthy. Busse convincingly demonstrates the limitations of assuming unimodal directional distributions and introduces methodological innovations capable of detecting multimodal patterns. The comparison between Emlen’s and Busse’s orientation methods, and the demonstration of their compatibility, is methodologically valuable and underscores the robustness of the findings. The identification of coherent, repeatable heading patterns across years and locations, often aligning with radar data, strongly supports the biological relevance of these measurements.
One of the most original conceptual contributions of the presentation is the rejection of the classical “migration streams” model in favor of the “migration carpets” concept. By integrating heading data across species and regions, Busse proposes that post-glacial colonization histories have produced overlapping, genetically encoded migratory carpets rather than discrete, river-like flyways. This model provides a powerful explanatory framework for the complexity, overlap, and apparent inconsistency observed in migration data, and it aligns well with contemporary views of migration as an emergent property shaped by evolutionary history, climate change, and landscape dynamics.
Equally compelling is the integration of migration dynamics with long-term climatic trends. The documented changes in phenology, abundance, sex and age structure, and body condition across decades provide strong empirical evidence of climate-driven shifts in migratory behavior. Importantly, these changes are not treated as isolated phenomena but as components of an evolving system, reinforcing the need for long-term, standardized monitoring programs such as Operation Baltic.
The presentation concludes with a forward-looking perspective, emphasizing the urgent need to link migration research with genetics and evolutionary biology. By framing heading patterns as inherited traits shaped by post-glacial invasions, Busse opens the door to future integrative studies combining field data, genomics, and modelling. This vision underscores the continued relevance of large-scale ringing programs in an era increasingly dominated by high-tech tracking methods.
In summary, Professor Busse’s presentation is a landmark synthesis that combines historical insight, methodological rigor, critical analysis, and theoretical innovation. It challenges entrenched traditions without dismissing their contributions, offering instead a more biologically meaningful framework for understanding bird migration. Operation Baltic is presented not merely as a long-running project, but as a living scientific paradigm, one that has profoundly shaped, and will continue to shape, European migration research. This work stands as an essential reference for ornithologists, migration ecologists, and anyone concerned with the long-term dynamics of biodiversity in a changing world.
https://www.dropbox.com/scl/fi/uvlgnvl1rritdhay9x3w4/Operation-Baltic-65-years-ENG.ppt?rlkey=whrmzkq55plx8ynp3bu1xsiro&st=n1drsals&dl=0
Enrico Cavina, Tommaso Lipparelli – 11/01/2026