Negli ultimi giorni alcune organizzazioni agricole toscane hanno chiesto di inserire il colombaccio tra le specie sottoposte a controllo, con conseguente possibilità di abbattimento per presunti danni alle coltivazioni. Una proposta che Federcaccia Toscana-UCT ha respinto senza esitazione, ricordando che non si può trasformare un selvatico simbolo della nostra tradizione venatoria in un “capro espiatorio” privo di reali basi scientifiche.
Anzi, la stessa FIDC-UCT ha posto seri dubbi sui dati che hanno giustificato il piano di controllo in Emilia-Romagna, avallato da ISPRA. Se persino quei numeri traballano, quale fondamento solido avrebbe la richiesta toscana?
La domanda però è un’altra, e riguarda i tempi: come mai la Regione Toscana si muove proprio ad agosto, nel pieno del periodo dei rinnovi del tesseramento annuale dei cacciatori? Una coincidenza che sa tanto di mossa politica più che di reale emergenza faunistica. Era forse necessario correre ai ripari, lanciare segnali, cercare di blandire qualcuno?
Ancora una volta la gestione della fauna viene piegata alle logiche di calendario e convenienza, invece che alle regole della scienza e del buon senso. Ma i cacciatori e i cittadini meritano chiarezza, non giochi di prestigio estivi.
Editoriale a cura di Vasco Feligetti
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